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2006
19
Gen

Lezione #6: le parole

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     Ora rivelo un piccolo segreto al lettore. Anche gli scrittori più bravi fanno degli errori, persino errori di grammatica, molto spesso. O, se non proprio questi, errori nell'uso delle concordanze verbali. Pertanto, non bisogna lasciarsi intimidire dai mostri sacri. Hanno cominciato come tutti nell'insicurezza, e molti sono sacri solo perché santificati da amici potenti nelle redazioni culturali dei giornali o nelle case editrici. Poi ci sono, al contrario, quelli che sanno scrivere benissimo e conoscono anche il nome di tutte le componenti stilistiche e le forme dell'elocuzione (anacolùto, asìndeto, chiàsmo, anàfora, zèugma, etc.; antìtesi, antìfrasi, litòte, epifonèma, etc.; metàfora, similitudine, analogia, allegorìa, sinèddoche, metonìmia, ipèrbole, etc.), ma, come ha detto qualcuno, conoscere le parti di un'automobile, non corrisponde necessariamente a saperla guidare. C'è chi, parlando, dice di sapere e chi, in silenzio, mostra di sapere. Il mistero è proprio qui, nel saper suscitare vibrazioni o onde cerebrali che attraversano l'aria in forma sconosciuta e richiamano come feromoni il lettore. Uno può dire mille parole e non far capire nulla e un altro con due parole riesce a comunicare. Così è la vita, così sono gli uomini, così sono le parole.
 
    Restiamo ancora nell'àmbito delle parole. "I vocaboli che ciascuno di noi conosce e sa usare sono, in parte più o meno notevole, ignoti ad altri. Quelli che esercitano una professione intellettuale credono, qualche volta sperano, qualche altra volta temono, di essere i soli a sapere più parole degli altri. E' un fatto generale. Teniamolo tutti bene a mente, per vincere presunzioni e false paure. Un meccanico sa bene cosa vogliono dire 'giunto' e 'differenziale', 'biella' e 'ferodo'. Un chimico può non conoscere queste parole, e sa bene invece cosa vuol dire 'idrossilico' o 'lisergico'. Un falegname può ignorare le parole del chimico e del meccanico, ma sa che vuol dire 'incastro a mortasa'..." (Tullio De Mauro: 'Guida all'uso delle parole', Editori Riuniti, Roma, '89 - pag. 68).
    Al limite, si potrebbe affermare che uno scrittore è uno che saccheggia parole dai vari codici linguistici e ha una visione generale della comunicazione, cosa che non potrebbe avere se fosse uno specialista in qualche settore. Insomma, un cervello normale può ritenere un certo numero di parole e di idee connesse ed è chiaro che se conosce solo quelle attinenti alla sua specifica attività, non potrà avere quelle riguardanti gli altri settori.
    Un eccessivo riguardo alle parole in sé, inoltre, potrebbe condurre a una maniera di parlare pedantesca e retorica. Uno scrittore, pur conoscendo parole difficili e poco usate, cerca di non adoperarle, perché non scrive per i primi della classe. Allora è bene seguire il consiglio di Catone il Censore: "Rem tene, verba sequentur", che significa: "Abbi bene in mente ciò che vuoi dire, e le parole ti verranno da sole".
 

    Ho già detto che, in genere, all'inizio, si attinge dal proprio vissuto. Se proprio non se ne ha (e allora temo che sarà difficile essere scrittori, così come sarà difficile per chi non ha fantasia. Diceva John Keats: "Io non vivo in questo mondo soltanto, ma in un migliaio di mondi... sono con Achille che grida nelle trincee o con Teocrito che canta nelle valli di Sicilia"), si può cominciare ad osservare l'umanità intorno a noi. Essa offre una tale varietà di tipi e tematiche   che nessuno riuscirà mai a rendere completamente, per cui il gioco è aperto a tutti. (Vorrei anche aggiungere una riflessione di Beckett: "Non c'è cosa esprimere, né per chi esprimere, insieme alla insopprimibile voglia di esprimere").

 

 
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:: Giuseppe Cerone
Giuseppe Cerone è nato a Muro Lucano (Potenza) nel 1952. Si è imposto all'attenzione della critica nazionale con Il Muro Lucano (Ed. Nuoviautori, Milano), Poesia Circolare (Ed. Genesi Torino), Lo Scrittore (Ed. Garamond presentato nell'ambito della mostra "Libro 94", presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, da relatori d'eccezione quali Tullio De Mauro e Roberto Cotroneo e poi nel corso della trasmissione "Maurizio Costanzo Show" del 27-3.1995). Estensore di centinaia di articoli culturali, Cerone ha collaborato a diverse riviste, fra cui "Scuola e didattica". ed è stato membro della giunta del Premio Internazionale Magna Graecia. Molti critici e scrittori illustri hanno espresso giudizi più che lusinghieri sulla sua opera. Così lo descrive Roberto Cotroneo: "Mi sono arrivate le bozze di un libro. Di Giuseppe Cerone. Intitolate "Lo Scrittore". Lo pubblica una piccola casa editrice: Garamond. Giuseppe Cerone è un professore di inglese, di ottima cultura, che vive al Sud, ad Agropoli.Diversi anni fa scrissi un articolo proprio su L'Espresso (Mi manda Cerone, 28 aprile 1991) dedicato alle sue vicende editoriali. Due anni dopo è tornato sull'argomento, in prima pagina de La Stampa, Giorgio Calcagno. Perchè? Perchè Cerone scrive da anni romanzi e racconti e nessuno glieli pubblica. Direte voi: capita a molti. Ma Cerone può vantare una carta in più: le lettere del meglio tra i critici italiani che lo incoraggiano: "Caro cerone, ho letto il suo libro lo trovo moltointeressante. Continui a scrivere, continui..." I nomi? Geno Pampaloni, Claudio Magris, Giorgio Barberi Squarotti, Tullio De Mauro...e tanti altri. Cerone colleziona queste lettere e si illude che prima o poi verrà pubblicato. E invece no. Paradosso: nonostante la benedizione dei grandi nomi i suoi libri non riescono ad arrivare agli editori importanti. A quel punto a cerone viene un'idea: scrivere un libro sulla sua vicenda editoriale, intitolato "Lo Scrittore". Fatto di scambi epistolari con editori e critici, di telefonate, visite ed altro. E' un libro illuminante. perchè racconta, dal di dentro,cosa può accadere a un medio scrittore senza particolari doti letterarie. ma senza le cialtronerie degli scrittori improvvisati. Cerone non è peggio di molti autori che si pubblicano in Italia. Lo devono aver capito anche i suoi autorevoli interlocutori: "Un'essenzialità programmatica che dà origine spesso a risultati di straordinaria intensità e verità. Non conta di pubblicare la raccolta? Teniamoci in contatto" (Giorgio Barberi Squarotti) E ora esce questo testo. Che parla di libri rifiutati. Per 113 volte. Gli venne in mente di chiedere l'iscrizione al Guinness dei Primati come l'autore più rifiutato. Ma un certo Bill Gordon, americano, è arrivato a quota 176. Forza Cerone, ne mancano solo 63..."
 
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