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2008
5
Ott

Il Matrimonio Di Lorna

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Lorna saluta Claudy, il suo marito belga. Claudy è in sella ad una bicicletta e si allontana pedalando. Lorna si gira all'improvviso e sul suo volto appare, inaspettato, un sorriso. Lorna corre dietro a Claudy. In quel sorriso c'è la grandezza del cinema dei Dardenne. Un attimo di verità che appare nel mezzo di molteplici finzioni. Quelle della storia narrata, quelle della recitazione e quelle proprie del cinema come riproduzione della realtà.
Sul rapporto tra verità e menzogna si basa l'intera vita di Lorna. Il suo matrimonio con Claudy è servito solo per farle ottenere la cittadinanza belga e Claudy è destinato alla morte per overdose (è un tossico) affinché Lorna possa sposarsi di nuovo con un uomo russo. Lorna è quindi incastrata in questo meccanismo che non le permette di ordinare la sua vita seguendo condizioni che non siano quelle della falsità e del denaro. Perché anche i rapporti che la ragazza possiede con altri uomini seguono questa stessa direzione. Fabio è un traffichino che la utilizza per i propri piani malavitosi, Sokol, con il quale sembrerebbe esserci un rapporto autentico, è solo interessato ai soldi che sta mettendo insieme con Lorna per l'apertura di un bar.
Il punto in cui si spacca questa dialettica tra verità e menzogna è quando Lorna, in un momento di estrema confusione o lucidità, spinta da quelle forze che solo il cuore di una donna conosce, denudandosi, si concede a Claudy. Un attimo di purezza e amore, forse. Di semplice pietà e di altruismo. Lorna squarcia per un momento il velo di illusioni con il quale aveva avvolto la sua vita per abbandonarsi ad un'emozione improvvisa e autentica.
Questo momento darà la forza a Lorna per cercare di cambiare la sua esistenza, mentre il fantasma di Claudy ingravida il suo ventre e Lorna riscopre una dualità, un pensare all'altro che non è più semplice interesse ma una dolcezza e una intensità che poi è l'origine stessa dell'amore.
I fratelli Dardenne credono in un cinema nel quale la vita possa trasformarsi in riflessione morale e passare in questo modo dai personaggi e dalle loro vicende agli spettatori. Che possono interrogarsi, emozionarsi, chiedersi quanto misterioso e profondo sia il cuore degli uomini e delle donne. L'uso della macchina a mano intensifica la discesa dello spettatore nella realtà di Lorna, che diventa il centro del mondo filmico dei Dardenne. Come se tutte le energie e le direzioni del loro sguardo non potesero fare a meno della sua presenza, che modella e dà senso agli ambienti che attraversa e alle persone con cui si rapporta.
L'illusione finale di un figlio, simbolicamente, fa rinascere dentro Lorna la presenza dell'altro e il bisogno di esso. Una nuova menzogna che contiene in sé la purezza di una verità che sta per venire alla luce. Una verità che farà di Lorna una persona diversa. Una verità che solo dopo tante bugie e dolore ha potuto farsi strada nel suo cuore.
 
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:: Emiliano Bertocchi
Mi chiamo Emiliano Bertocchi. Sono nato a Roma il 22 giugno 1979. Perchè scrivo? Credo sia questa la domanda a cui debba rispondere. Scrivo perchè ne ho bisogno. Niente di più e niente di meno. Scrivere non è un hobby, o uno svago, o una cosa da fare tanto per fare. Almeno non per me. Io ne Sento il bisogno. Quando sto male, quando mi rode, quando sono incazzato, quando vorrei distruggere qualsiasi cosa ho davanti, quando amo, quando sto fuori, quando vivo. L' altra volta sono andato a un reading di poesie e mi sono accorto che leggere le mie poesie davanti ad altri è stato come andare in giro a raccontare a degli sconosciuti la propria vita. Preferisco stamparle e farle leggere le mie cose, piuttosto che leggerle io stesso. C'è meno intimità. E poi il lettore ritrova sempre se stesso nelle pagine che legge ed è preferibile che non si specchi troppo con chi le ha scritte. Scrivere è la mia libertà, il foglio bianco è la mia Anarchia, perchè lì sono veramente libero di poter dire, essere e fare tutto quello che voglio e come lo voglio. Gli scrittori che mi hanno fatto iniziare sono stati Charles Bukowski e Jack Kerouac. Grazie. E un grazie anche alle parole... le mie dolci amiche... vi prego non lasciatemi... non lasciatemi mai.
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