KULT Underground

una della più "antiche" e-zine italiane – attiva dal 1994

Collodoro – Salvatore Niffoi

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Adelphi Paggg. 287 Euro 17,50
 
Antonio Sarmentu si reca presso la Chiesa della Madonna di Gonare per chiedere la grazia per la figlia adulta che vuole sposare e per la moglie alle prese con un tumore. Un fulmine lo colpisce riducendolo come “uno stoppino bruciato, lasciandogli, sul collo , un sottile ricamo e , per questo sarà chiamato, nel paese di Orepische, Collodoro anche se, dopo l’episodio, avrà il potere di guardare “dentro la testa delle persone.” Personaggio che è il punto di partenza che serve allo scrittore sardo per imbastire un romanzo corale, di ampio respiro. Diverse storie si intersecano all’interno della trama narrativa e innumerevoli  sono i personaggi tratteggiati: Sidora e Giacobbe che danno luce il figlio Basilio, “una patata guasta”, per via della bruttezza  che diventerà parroco della città e amico dei potenti, forse per rifarsi dagli “anni di lenta agonia” del seminario, il campanario Liborio che, rifiutato  dalle donne per via  per via degli handicap fisici e mentali, gioca con le bambole,  Zurrette, proprietario del bar del paese, tradito dalla moglie, la piacente Colovreddra. Un microcosmo che conduce una normale esistenza fino a quando non si decide di “trasformare  Orepische in una pattumiera” decidendo di espropriare i terreni di Monte Paludi per costruire una discarica. E’ il momento di scegliere con chi stare, è il momento della rivolta e Niffoi ci tratteggia un paese diviso in due: da un lato la gente comune contraria alla discarica, dall’altro il contesto di sciasciana memoria,   formato dall’imprenditore.-bandito Dionisi Pedduzza,  Canistergiu, comandante della stazione dei carabinieri del paese , il dottore, il farmacista, Don Basilio, il potere dominante. E’ fra i due gruppi, una guerra senza esclusioni di colpi che porterà lutti come la morte di   Melchiorre Salippa, arresti come quello di Liscoi, figlio di Collodoro, tumulti. Lo scrittore, il fatto è realmente accaduto e ha portato Niffoi in carcere, ci offre uno spaccato della realtà sarda, e più in generale di quella italiana, fra poveri e ricchi. Niffoi ci offre una visione marxista della società, tratteggia personaggi e situazioni in maniera impeccabile, critica, in maniera aperta e forte, i poteri dominanti che decidono le sorti di una comunità dall’alto senza interpellare nessuno, si scaglia contro  la Chiesa, rappresentata da Don Basilio, che si appoggia sempre ai potenti di turno, schierandosi dalla parte, non è una novità per chi conosce la produzione letteraria dello scrittore, degli umili. Lo scrittore dà vita ad una trama narrativa abilmente orchestrata, popolata da una miriade di personaggi che riesce, come un bravo burattinaio, a tirare bene i fili. Quello  che, oltre la trama narrativa, affascina in questo e negli altri precedenti libri ,  La vedova scalza, Ritorno a Baraule, tanto per citarne due,  è la lingua. Infarcita di frasi sarde, è alta, profonda, poetica, a tratti struggente,  e questo libro conferma le notevoli qualità letterarie di Niffoi.  Giuseppe Petralia

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